Là dove il lago diviene cielo, una nebbia leggera
gioca a nascondino.
Sottile il sorriso del sole, un mattino timido di luce
si ripara tra i rami spogli e infreddoliti.
La terra ha pieghe dolenti,
zolle brulle e dure
accarezzate dallo sbattere lieve delle onde.
Amore mio,
io e te in queste ore lise di luce
con la pelle appena accesa dalla passata notte,
seduti ai bordi del letto, come bimbi smarriti,
guardiamo
oltre i vetri cercando un battere d'ali della nostra vita.
Sottili pensieri ci avvolgono in un muto
velo di silenzio, eppure noi capiamo
il suono di parole dolci, pensate, desiderate,
amate e mai dette.
Fuori odo il lago fremere,
i bisbigli della solitudine, il penare
di folaghe e germani che abitano il freddo.
Un senso di quiete, quasi religioso, invade
i campi, tutto tace, l'attesa
invade gli animi.
E io, io mi perdo nel guardarti, tra le lenzuola
ancora calde, ho l'attimo negli occhi, sento il battito del tempo,
senza fretta cerco un bacio,
sento la tua voce, un brivido,
forse un dondolio,
poi il calore del tuo corpo, un soffio tenero
mi scioglie dentro gli ultimi deliri.
In questo angolo di tempo,
così semplicemente mi vinci
i tuoi gesti m'inteneriscono, cadono le ultime scaglie d'orgoglio,
scalzo sento il sapore della terra
mi stringo a te
le tue braccia sono gheriglio
mi sento a casa,
ti guardo ancora
sul tuo viso un varco di gioia.