martedì 5 gennaio 2010

La luce della nuda eleganza dei sentimenti



Bouguerau William - L'onda (1896)


Pochi gradini e poi l'avrebbe rivisto. Già sulla porta in attesa d'incontrarlo, una timida luce dentro la scuoteva. Amava i suoi modi raffinati, quasi aristocratici, la sua presenza, amava la sua voce roca e calma. 
Lui era garbato, premuroso, deciso, la sua sicurezza la faceva sentire a suo agio, una signora, una donna desiderata e di delicata sensualità.
Sorseggiarono un brandy, parlando del loro stare insieme, lui vicino alla finestra gettò lo sguardo oltre, verso il lago, lei seduta sul divano ricamò pensieri, nelle pause studiò i gesti dell'uomo che amava, sapeva che era un amore rischioso, sofferto, ma nulla pretendeva se non sentirsi donna, cullarsi nella sua piena femminilità, così come appagata si sentiva, quando era con lui. L'attesa dentro la divorava e la studiata calma di lui la rodeva, lasciandola in balia di dolci desideri.
Com'era bravo a trovare gli argomenti, le giuste parole, le immagini nitide, per introdurla nel labirinto dei piaceri, così l'attesa diveniva tenue brama. 
Volgendo lo sguardo verso di lei improvvisamente disse -Ti voglio sai, non so resisterti - Lei non seppe rispondere, sentì solo una forte spinta, una nascosta voglia la indusse ad alzarsi e quasi senza volerlo iniziò a spogliarsi, i suoi indumenti lasciati uno dopo l'altro, come fossero baci persi, caduto il corsetto e l'ultima seta si sentì senza difese, elegante e pronta al piacere. 
Fu così che la fragranza del suo corpo, le sue forme, quei fianchi snelli e bianchi, colmi di sottile e tenera sensualità, assassinarono la mente di lui. Presto lui lasciò la sua fredda sicurezza e abdicò alla luce della sua donna. Il desiderio scorreva nei loro corpi, ingordi e golosi, carezze leggere solcarono le carni, la sete si fece arsura. Entrambi cercarono il precipizio, senza tregua, con gli occhi, con le labbra, con le dita, navigarono gli angoli delicati della loro pelle, fu un intimo mareggiare. 
Lei si sentì dominata, scrutata, amata, sbattuta nel fango, nuda e violata dentro.
Lui si saziò del suo corpo, ma voleva carpirle la mente, 
rapirle l'intimità nascosta dei suoi pensieri,
la luce elegante del suo animo. 
Vanitoso, sorseggiava l'attimo della sua caduta, il tonfo della sua oscena resa, era sua, ma non poteva ammettere di amarla.
Voleva vederla annegare nella dannata voglia, si aggrappava ai fianchi come un rapace per goderla con orgoglio, con la voracità dell'istinto maschile voleva rapire la sua carne, uccidere la sua intima timidezza. Si sentiva padrone, sicuro di averla spinta dannatamente nell'abisso del piacere, questa volta era certo di avere violato, macchiato, la sua sua dannata eleganza interiore fino nel profondo intimo dell'anima umana. Soddisfatto di quanto più stupido può cercare il cieco orgoglio di un uomo, pensò di aver vinto in amore, sublime l'aver amato senza innamorasi, aver avuto tutto quello che desiderava senza farsi coinvolgere oltre.
Lei si era lasciata spogliare nel profondo, si era lasciata ardere, aveva dato tutta se stessa e nella quiete del dopo, quando i sensi soddisfatti placano il corpo e il cuore, ritornò a sorridere, di nuovo era un'altra donna, non era sul trono e non era nel fango, la sua maturità di donna consapevolmente lasciava che quel legame d'amore e d'odio scorresse all'infinito. Era lei che sapeva dare luce agli angoli bui della vita di lui, lo conosceva bene, nei suoi istinti, nei suoi celati sentimenti, nei desideri e nelle paure, conosceva soprattutto la sua fragilità d'uomo.
Lui pensava di non innamorarsi mai, ma era già inconsapevolmente naufragato nel mare d'amore di quella donna, solo la luce della nuda eleganza d'animo di lei, i suoi veri sentimenti, il suo amare, gli avevano evitato l'insensato sfracellarsi sugli scogli della vita.  

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